Nell’editoriale pubblicato sul Corriere della Sera, Paolo Mieli riflette sul paradosso politico emerso dopo il referendum sulla riforma della giustizia: a pochi giorni dalla sconfitta, gli stessi che non avevano frenato Giorgia Meloni nella scelta di andare al voto ora la spingono verso elezioni anticipate. Secondo Mieli, questa fretta appare come un modo per evitare un serio esame degli errori commessi, a partire da una riforma imposta senza consenso e prevedibilmente destinata a essere respinta dagli elettori.
Ma la critica non si ferma alla destra. L’autore individua una “frenesia” anche nel campo opposto, pur riconoscendo che la vera vincitrice del referendum è Elly Schlein. La segretaria del Pd ha infatti costruito un’alleanza ampia e inedita, capace di tenere insieme figure e posizioni molto diverse, da Matteo Renzi fino a Nicola Fratoianni. Tuttavia, proprio questa eterogeneità apre ora un problema politico cruciale: come trasformare una vittoria referendaria in una proposta di governo stabile.
Mieli insiste sul fatto che la priorità non dovrebbe essere correre al voto, ma costruire una legge elettorale capace di garantire maggioranze chiare. Tornare a sistemi che producono coalizioni fragili e contraddittorie rischierebbe di deludere un elettorato abituato, soprattutto a livello locale, a scegliere direttamente chi governa.
Nel frattempo, nel centrosinistra si discute di programma e di primarie. L’autore considera corretto partire dal programma, chiarendo soprattutto i nodi più delicati come la politica internazionale. Ma una volta definito l’accordo, si apre la questione decisiva: ha senso mettere in competizione i principali firmatari, cioè Elly Schlein e Giuseppe Conte?
Secondo Mieli, primarie realmente competitive tra loro rischierebbero di produrre divisioni e tensioni, come già accaduto in passato. Il centrosinistra, osserva, ha storicamente funzionato meglio con “primarie di incoronazione”, cioè consultazioni che ratificano una scelta già condivisa, piuttosto che con scontri aperti tra leader.
Da qui la proposta: Schlein dovrebbe mantenere la guida politica e programmatica della coalizione, ma lasciare a Conte il ruolo di candidato premier contro Meloni. Una soluzione che, nella lettura dell’autore, eviterebbe conflitti interni e offrirebbe un profilo più rassicurante anche per l’elettorato moderato, grazie all’esperienza di governo dell’ex presidente del Consiglio.
In conclusione, l’editoriale suggerisce una linea di realismo politico: evitare fughe in avanti, consolidare l’alleanza e scegliere una leadership funzionale alla vittoria. Per Mieli, sarebbe una prova di maturità politica per Schlein fare un passo indietro oggi, con la prospettiva di rafforzarsi nel futuro.
Fonte: Corriere della Sera, Paolo Mieli, 30 marzo 2026
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