Il 25 aprile e la tentazione della purezza
Nel suo editoriale su la Repubblica, Massimo Recalcati legge le contestazioni alla Brigata Ebraica durante il corteo del 25 aprile a Milano come il sintomo di un problema più profondo: la pretesa, da parte di una certa sinistra, di considerarsi depositaria esclusiva della memoria antifascista e della verità democratica.
Richiamando Marco Pannella e la sua formula del “fascismo di sinistra”, Recalcati sostiene che ogni ideologia, anche quando si presenta come progressista, può contenere una pulsione illiberale: il desiderio di stabilire chi abbia diritto di parola, chi possa partecipare a una festa nazionale, chi debba essere escluso. Da qui nasce, secondo l’autore, il corto circuito che confonde le responsabilità del governo Netanyahu con la storia e l’identità morale del popolo israeliano, fino a produrre forme di antisemitismo regressivo.
Il punto centrale dell’articolo è che la democrazia non coincide con la purezza morale di una parte, ma con l’accettazione della differenza, del dissenso e persino dell’errore. Per Recalcati, rivendicare il 25 aprile come patrimonio esclusivo di una sola area politica significa tradire proprio il senso della Liberazione: la libertà lasciata in eredità dai partigiani non appartiene a una fazione, ma all’intero Paese.
Fonte: Massimo Recalcati, “Complesso di superiorità”, la Repubblica, 28 aprile 2026.
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