Quando il 25 Aprile divide la sinistra
Maurizio Caprara, sul Corriere della Sera, legge gli episodi avvenuti al corteo del 25 Aprile a Milano come un segnale grave di smarrimento politico e culturale. Secondo l’autore, la richiesta di allontanare la Brigata ebraica non è venuta solo da frange estremiste, ma anche da una parte del “popolo della sinistra”, incapace di riconoscere il ruolo storico degli ebrei nell’antifascismo.
Il punto centrale dell’articolo è che il 25 Aprile nacque come momento di unità tra forze molto diverse, unite contro il nazifascismo. Per questo, osserva Caprara, contestare la presenza della Brigata ebraica significa perdere il senso stesso della memoria antifascista. L’autore critica anche il Partito democratico, accusato di non aver saputo gestire la situazione e di aver lasciato esposti agli insulti esponenti come Lia Quartapelle ed Emanuele Fiano.
Caprara richiama poi figure ebraiche fondamentali dell’antifascismo italiano, da Leo Valiani a Umberto Terracini, da Eugenio Curiel a Eugenio Colorni, per mostrare quanto sia storicamente infondata l’ostilità verso quella presenza nel corteo. Il suo giudizio finale è severo: una sinistra che arriva a gridare “assassini” contro italiani con la stella di Davide dimostra di non conoscere più le proprie origini e rischia di rinchiudersi in una vocazione minoritaria.
Fonte: Corriere della Sera, Maurizio Caprara, “Se la sinistra perde la bussola della memoria antifascista”, 27 aprile 2026.
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